Dal ragazzo di Casal de’ Pazzi all’imprenditore di Centro Auto Roma: Gianluca Pietrucci racconta il coraggio di costruire il proprio futuro

Roma – C’è un filo conduttore che negli ultimi anni ha accompagnato sempre più spesso la storia pubblica di Gianluca Pietrucci: la volontà di raccontarsi, di mettere a disposizione la propria esperienza e di confrontarsi con un pubblico che va ben oltre quello dei clienti di Centro Auto Roma.

L’imprenditore romano è infatti già stato protagonista di numerose ospitate televisive, radiofoniche e podcast, nelle quali ha raccontato la propria esperienza professionale, il mondo dell’automotive, le sfide dell’imprenditoria e, sempre più spesso, anche aspetti della propria storia personale.

Tra le esperienze ricordate figurano programmi come “Golden Hours”, “I Visionari” su New Sound Level, “Live Social” e “On Air Show” su Radio Roma Capitale, “Che impresa!” su NSL TV, “Esperti del Settore” su Teleregione Lazio ed “Eccellenze Italiane”, oltre a diverse esperienze nel mondo dei podcast, tra cui “Pane e Cazzimma”, “Imprestory”, “Story Time” e “Voci di impresa”, quest’ultimo condotto dalla giornalista e conduttrice Marta Cagnola.

E c’è anche un’esperienza che appartiene già a qualche anno fa ma che rappresenta bene questa sua volontà di confrontarsi con il pubblico: quella di “The Founder”, programma di Radio Roma Capitale dedicato alle storie di imprenditori, nel quale Pietrucci è stato ospite in più occasioni. Nel 2022, ad esempio, partecipò alla trasmissione il 31 gennaio e nuovamente il 27 luglio, per poi tornare come ospite nell’ottobre dello stesso anno.

Un percorso, dunque, che negli anni ha portato Gianluca Pietrucci a parlare davanti a microfoni e telecamere in contesti differenti, mostrando non soltanto la professionalità dell’imprenditore alla guida di Centro Auto Roma Srl, ma anche la persona che esiste dietro quel ruolo.

Ed è proprio in questa continuità che si inserisce la sua partecipazione alla nuova puntata di “In Vino Veritas Stories”, disponibile su Spotify, dal titolo particolarmente significativo: “Il coraggio di costruire il proprio futuro con Gianluca Pietrucci”.

Questa volta, però, il viaggio è ancora più personale.

Perché se nelle precedenti ospitate il filo conduttore era spesso rappresentato dall’impresa, dal lavoro e dall’automotive, In Vino Veritas offre a Pietrucci l’occasione di tornare alle proprie radici, raccontando il bambino cresciuto nella periferia romana, il rapporto con i genitori, gli insegnamenti ricevuti dal padre, le difficoltà affrontate, le perdite, l’ambizione, la paura e quella resilienza che gli ha permesso di continuare a costruire il proprio futuro.

Ed è da qui che comincia il racconto.

Ascolta la puntata di “In Vino Veritas Stories” su Spotify

 

Le radici: un nonno, un padre e il mondo dell’automotive

La storia professionale di Gianluca Pietrucci affonda le proprie radici ancora prima del suo ingresso nel settore automobilistico.

Parte dal nonno, che viveva a Schiavi d’Abruzzo e svolgeva già un’attività legata a questo mondo. Una storia familiare che, generazione dopo generazione, arriva fino a lui.

Ma se c’è una figura che Pietrucci considera fondamentale nel proprio percorso è quella del padre.

«L’apporto dei miei genitori per il mio percorso nell’automotive è stato importantissimo».

E proprio dal padre, racconta, ha ricevuto uno degli insegnamenti destinati a rimanere più profondamente impressi nella sua vita:

«Ho sempre lavorato, e questo me lo ha insegnato mio padre».

Non è soltanto un ricordo dell’infanzia. È una filosofia che ancora oggi attraversa il suo modo di concepire il lavoro.

Il ragazzo di Casal de’ Pazzi che andava ogni giorno a Ostia

Nel 1997, appena terminata la scuola, Gianluca comincia il proprio percorso professionale nel settore automotive.

Da Casal de’ Pazzi, a Roma, raggiungeva Ostia ogni giorno. Partiva la mattina e tornava a casa la sera. E anche il sabato era una giornata lavorativa.

Un viaggio quotidiano che racconta molto più di una semplice esperienza professionale. Racconta la determinazione di un ragazzo che aveva già imparato che il futuro non arriva da solo.

Va conquistato.

«Ho sempre lavorato», ripete Pietrucci, tornando a quel periodo della sua vita.

Ed è proprio da quegli anni che comincia un percorso destinato a portarlo, attraverso diverse esperienze professionali, fino alla gestione di Centro Auto Roma Srl, realtà presente dal 1984 in Via Raimondo Montecuccoli e da lui guidata dal 2011.

L’ambizione nasce anche dalla periferia

Nel suo racconto c’è però un’altra parola che Pietrucci non nasconde: ambizione.

«C’è anche ambizione, sicuramente. L’ambizione del bambino cresciuto nelle periferie di Roma».

Una periferia che Gianluca ha vissuto profondamente e che, nel tempo, è diventata una parte importante della sua identità.

È nato a pochi metri dalla casa di Eros Ramazzotti, che da ragazzo ha condiviso con lui quella stessa realtà di quartiere.

Pietrucci ricorda anche un episodio rimasto nella sua memoria: quando Ramazzotti vinse a Sanremo, tornò alla scuola Margherita Bosco, riconobbe Gianluca tra i bambini del quartiere e lo prese sulle spalle come gesto di amicizia e vicinanza verso quei bambini e quelle radici.

Ma il ricordo della periferia non è fatto soltanto di episodi felici.

«In quel quartiere con mio padre dormimmo in una palazzina in costruzione, dove c’era uno scheletro, c’era il bagno alla turca, le finestre erano di cartone… Quindi so cos’è la vita».

È una delle frasi più forti dell’intera puntata.

Perché spiega forse meglio di qualsiasi curriculum da dove arrivi quella capacità di resistere alle difficoltà che Pietrucci riconosce come una delle caratteristiche fondamentali del proprio percorso.

Roma, una città che forma

Roma non è soltanto il luogo nel quale Gianluca è nato e ha costruito la propria attività. È una presenza costante nella sua formazione personale.

«Roma ha influenzato il mio percorso. Roma o la ami o la odi».

Pietrucci racconta di averla vissuta “in lungo e in largo”, attraversando quartieri centrali e periferici, locali eleganti e luoghi più difficili, incontrando persone diverse e confrontandosi con clienti di ogni tipo.

«Tutti i giorni traggo qualcosa di buono e che poi mi permette di andare avanti. Roma ha una forte influenza».

Una città che, nel suo racconto, diventa quindi una vera scuola di vita.

Ma il lavoro gli ha anche consentito di andare oltre Roma, di viaggiare per l’Italia e per il mondo, ampliando ulteriormente il proprio bagaglio di esperienze.

È un elemento che ritorna spesso nella sua visione: l’esperienza nasce dal confronto, e ogni persona o situazione può lasciare qualcosa.

Il denaro: libertà, ma anche responsabilità

Nel podcast trova spazio anche un tema che appartiene alla vita di ogni imprenditore: il rapporto con il denaro.

Pietrucci lo affronta senza retorica.

«Mi piace spendere ma resto sempre in linea con il budget che mi prefiggo».

E aggiunge una riflessione che va oltre la semplice gestione delle proprie disponibilità economiche:

«Il passo più lungo della gamba lo puoi fare, ma in determinate situazioni».

Il denaro, nella sua visione, non è soltanto una possibilità.

È anche una responsabilità.

«I soldi danno libertà ma anche preoccupazioni. Perché se non stai attento può finire tutto».

Una frase che si collega direttamente a un’altra parte della conversazione: quella dedicata alle difficoltà che Gianluca ha dovuto affrontare.

Quando la vita non va come dovrebbe andare

Nel racconto di Pietrucci c’è anche spazio per una delle sue esperienze più dolorose: la fine di un matrimonio, avvenuta quando sua figlia aveva appena un anno e fu portata nel Nord Italia.

A questa perdita personale si aggiunsero altri sogni spezzati: quello di acquistare la casa desiderata sul litorale romano e la conclusione, in modo particolarmente difficile, di un’esperienza imprenditoriale a Ostia, con un ingente danno economico e l’intervento dello Stato per dirimere la situazione.

«Non è andata come doveva andare».

Una frase breve, ma che racchiude un momento complesso della sua vita.

La domanda, allora, diventa inevitabile: come si affrontano difficoltà di questo genere?

La risposta di Pietrucci è una parola che torna più volte nel suo racconto: resilienza.

«Con la resilienza, con la forza».

E racconta anche un episodio significativo: un ufficiale di polizia giudiziaria gli avrebbe riconosciuto proprio quella capacità di resistere, attribuendola anche al fatto di essere cresciuto in determinati ambienti e di aver imparato, quindi, a reagire e ad andare avanti.

È forse qui che il bambino della periferia e l’imprenditore adulto finiscono per incontrarsi.

Le difficoltà non sono scomparse.

È cambiato il modo di affrontarle.

La paura non va eliminata: deve accompagnarti

C’è una domanda particolarmente interessante nel corso della conversazione: la paura è un sentimento che appartiene a Gianluca Pietrucci?

La risposta sorprende per la sua semplicità:

«La paura deve camminare insieme a te, perché ti aiuta ad affrontare le sfide più difficili».

Non quindi la paura come qualcosa da cancellare, ma come una compagna che può diventare uno strumento di consapevolezza.

Una concezione che si lega perfettamente alla sua idea di resilienza: non significa non avere paura, ma continuare a camminare anche quando la paura c’è.

L’orgoglio più grande: un riconoscimento contro la criminalità organizzata

Tra i momenti che Pietrucci considera più importanti della propria esperienza imprenditoriale c’è anche un riconoscimento ricevuto da una università svizzera per il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata, realtà che conosce bene perché, purtroppo, da vittima lo ha toccato da vicino.

Un momento che assume un significato ancora più personale perché suo padre era presente alla cerimonia.

«Mio padre, che era lì presente, si è commosso quando ho ricevuto la pergamena».

È un’immagine che riporta ancora una volta al rapporto tra padre e figlio e a quel percorso iniziato molti anni prima.

Il ragazzo che aveva imparato dal padre il valore del lavoro si ritrova adulto, imprenditore, a ricevere un riconoscimento mentre proprio suo padre assiste alla cerimonia.

Un cerchio che, almeno simbolicamente, si chiude.

Quale auto guideremo tra cinque anni?

La conversazione si sposta poi sul futuro dell’automotive e sulla sua lunga esperienza nel settore.

Una domanda particolarmente attuale: come sarà l’auto tra cinque anni? E chi deve acquistare oggi un veicolo, su quale tecnologia dovrebbe orientarsi? Elettrico, diesel, benzina?

Pietrucci ricorda che già nel 2014 aveva cercato di sviluppare a Roma un progetto legato alla mobilità elettrica insieme a una grande azienda automobilistica.

«Ci dissero che rispetto a Gran Bretagna e Germania eravamo indietro di 20/30 anni con le colonnine auto».

Una considerazione che, nel suo racconto, si accompagna a diverse perplessità sull’elettrico, soprattutto riguardo alla gestione e allo smaltimento delle batterie.

Per questo, alla domanda su quale alimentazione scegliere oggi, la sua posizione non è quella di una risposta unica valida per tutti.

«Io magari penserei a un benzina ibrido, o a un GPL metano».

Il diesel, invece, secondo Pietrucci mantiene una sua utilità soprattutto per chi percorre molti chilometri:

«Il diesel sì, ma più per chi percorre lunghi tratti autostradali o stradali, ma fuori dalla grande città».

Una visione maturata non soltanto attraverso l’esperienza professionale, ma anche attraverso quasi trent’anni trascorsi a osservare da vicino l’evoluzione dell’automotive.

Centro Auto Roma: una storia che attraversa più di quarant’anni

È inevitabile, a questo punto, che il racconto arrivi a Centro Auto Roma Srl.

Pietrucci ripercorre la storia dell’azienda, dalle origini nel 1984 fino alla realtà attuale, raccontando una crescita costruita nel tempo attraverso trasformazioni, investimenti, difficoltà e aggiornamenti continui.

La gestione di Gianluca comincia nel 2011 e da allora l’azienda affronta numerosi cambiamenti, senza perdere la propria identità.

Un percorso che ha portato Centro Auto Roma a occuparsi di revisioni, manutenzione, assistenza, vendita di veicoli e servizi rivolti anche a realtà istituzionali, con una crescente attenzione all’innovazione.

Una crescita che, però, per Pietrucci non significa dimenticare il luogo nel quale l’azienda è inserita.

Anzi.

Via Montecuccoli: un’officina, ma anche una pagina di storia

All’ingresso di Centro Auto Roma si trovano immagini e pannelli che raccontano gli eventi storici legati a Via Montecuccoli.

È un aspetto al quale Pietrucci tiene particolarmente.

La strada non è soltanto quella nella quale si trova la sua attività. È anche un luogo che ha attraversato alcune delle pagine più importanti e drammatiche della storia contemporanea romana.

Da qui il racconto del film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, della Resistenza e degli altri episodi storici che nel corso degli anni hanno trasformato Via Montecuccoli in una sorta di archivio a cielo aperto.

A Pietrucci piace molto raccontare la storia del suo quartiere. E forse è proprio questa una delle caratteristiche che meglio spiegano il suo rapporto con Roma: non limitarsi a viverla, ma cercare di conoscerla e raccontarla.

“Quello che ho fatto 22 anni fa oggi lo farei in maniera differente”

La parte finale della conversazione torna su un tema centrale: l’esperienza.

Gli errori, le scelte sbagliate, le persone incontrate lungo il percorso diventano conoscenza.

«Quello che ho fatto 22 anni fa oggi lo farei in maniera differente».

Non è una frase di rimpianto.

È una frase di consapevolezza.

Oggi, spiega Pietrucci, se qualcuno gli proponesse un affare avrebbe a disposizione strumenti che in passato non esistevano per verificare chi sia quella persona e se possa rappresentare un eventuale rischio.

È la lezione maturata attraverso ciò che è accaduto.

«Nella vita sono sempre riuscito a superare tutte le difficoltà».

Una frase che torna idealmente all’inizio della storia: al ragazzo che da Casal de’ Pazzi raggiungeva Ostia ogni giorno, al figlio che ha imparato dal padre il valore del lavoro, al bambino cresciuto in una periferia difficile e all’uomo che ha dovuto affrontare perdite personali e professionali.

Il futuro, ancora una volta, si costruisce

Alla fine, ciò che emerge dalla puntata di In Vino Veritas Stories è un ritratto che va oltre il ruolo di imprenditore.

Gianluca Pietrucci racconta il lavoro, certamente. Racconta l’automotive, il futuro dell’auto, Centro Auto Roma e le sfide imprenditoriali.

Ma racconta soprattutto il percorso che lo ha portato fin qui.

E lo fa senza nascondere le difficoltà.

Parla di ambizione ma anche di paura. Di denaro ma anche delle responsabilità che comporta. Di successi ma anche di perdite. Di Roma e delle sue contraddizioni. Del lavoro ricevuto in eredità dal padre e di quello che lui stesso vuole lasciare alle proprie figlie.

È un racconto nel quale passato e futuro continuano a dialogare.

Le radici familiari, l’esperienza della periferia, quasi trent’anni nel mondo dell’automotive e una realtà imprenditoriale che continua a investire nel futuro.

E forse il senso più autentico della puntata è proprio nel suo titolo.

Il coraggio di costruire il proprio futuro non significa sapere esattamente dove si arriverà.

Significa continuare a camminare anche quando la strada cambia.

Significa accettare che alcune cose non vadano come previsto.

Significa avere la forza di ricominciare.

E, soprattutto, significa non dimenticare mai da dove si è partiti.